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La storia inizia nel 2018, quasi a portata di mano, quando Marie apprende le basi del mestiere da un calzolaio, in una prossimità diretta, senza fronzoli. Molto presto, si stabilisce a pochi metri, osserva, ripete, aggiusta, fino a tracciare le proprie linee e dare vita a una prima collezione, ancora istintiva ma già affermata. Poi arriva un periodo più vincolato, in Normandia, in uno spazio ridotto che costringe a rimanere essenziali. Il bisogno di apertura si fa sentire, più luce, più aria. Lisbona si impone allora, quasi naturalmente, come un nuovo punto d'equilibrio, uno spostamento che cambia il ritmo senza spezzare l'inerzia. Da quel momento, tutto si avvicina. Il progetto diventa più denso, più intimo, con l'arrivo dei bambini e il coinvolgimento di Alexandre, che si unisce pienamente all'avventura. Una costruzione collettiva, radicata nella realtà, dove lavoro, vita e tempo finiscono per avanzare nello stesso movimento.
Il lavoro della pelle non si è imposto subito, si è appreso lentamente, quasi a ritroso. I gesti sono arrivati con il tempo, punto di cucitura, tintura dei bordi, marcatura, tante tecniche domate una a una, fino a diventare un linguaggio a sé stante. Una pratica che non si proietta nell'urgenza, ma nella durata, con l'idea semplice che il mestiere si costruisce senza mai davvero terminare.
Le pelli seguono questa stessa esigenza. Selezionate in concerie europee per la loro resistenza e il loro carattere, spesso lavorate con concia vegetale a partire da estratti naturali, evolvono nel tempo, si patinano, si trasformano senza degradarsi. Niente di superfluo, nessun trattamento pesante, solo una materia viva, scelta per ciò che diventa tanto quanto per ciò che è.
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